Alle radici del gusto

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II buongustai trovano sicuramente soddisfazione in Val Pesarina poiche’ anche ai locali piace mangiare bene gustando i piatti della tradizione semplici o rivisitati.

L’offerta culinaria parte da ingredienti semplici e genuini dono della terra locale e delle sapienti mani di chi li coltiva. Per questo certi piatti si possono assaggiare solo in determinati periodi dell’anno in base alla stagionalità. Le erbe spontanee in primavera insaporiscono risotti e gnocchi. Le verdure fresche dell’orto in estate sono usate come contorno ed un tempo venivano messe ad essiccare nelle soffitte per preparare la “jota pesarina” minestra tipicamente invernale con fagioli e latte e i minestroni. I fagiolini, accompagnati dalle patate, sono l’ingrediente principale dei “pendalons” contorno tipico della frazione di Prato.

Tra i primi più sostanziosi ci sono sicuramente i “cjarsons” che nella forma ricordano i ravioli ma nel contenuto creano un caleidoscopio di sapori più o meno dolce conditi con ricotta affumicata, burro fuso e cannella. Per il ripieno in realtà ogni famiglia ha la sua ricetta gelosamente custodita.

Sicuramente non può mancare la fumante e profumata polenta che si accompagna volentieri al “frico”, tortino di patate e formaggi di varie stagionature, al cotechino magari con i fagioli in umido e ai vari tipi di carne.

Il profumo che esce dalle cucine locali sa di casa e di saperi tramandati ma anche cresciuti con la gente del posto. Poter gustare questi piatti in locali tradizionali e in ristoranti più raffinati a conduzione familiare dà un valore aggiunto all’esperienza gastronomica. Questi gusti e sapori si possono portare anche a casa. In vallata ci sono alcune piccole aziende agricole, alcune biologiche, dove poter acquistare salumi, derivati dalla lavorazione del latte ma anche frutta ed ortaggi, conserve, confetture e sciroppi. Nel periodo estivo, raggiungendo le malghe (clicca qui per vedere la scheda), si trovano formaggio, ricotta e burro che custodiscono il sapore e il profumo delle erbe e dei fiori dei pascoli di alta quota.

©MATTIA CLEVA