Remigio Solari

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“Un carnico che fa il giro del mondo senza muoversi” così viene descritto Remigio Solari dal fratello Fermo. 

Remigio, uomo caustico, riservato, dedito al lavoro, scherzoso specie con chi ha lavorato con lui, è nato a Pesariis il 29 marzo 1890. Discendente di quei Solari che hanno tramandato l’arte orologiaia per generazioni a partire dalla fine del 1600. A 11 anni, frequentata la quinta elementare, ha cominciato a lavorare “ta faria”: la fabbrica degli orologi Solari di Pesariis.

Durante la Grande Guerra è stato militarizzato come tecnico specialista al Pirotecnico di Bologna e chiamato a realizzare gli automatismi meccanici per le granate d’artiglieria.

A partire dagli anni ’30 Remigio ha inventato e progettato l’orologio a scatto di cifre che ha lanciato un modo rivoluzionario di indicare l’ora. Scompaiono le lancette e le ore e i minuti sono stampati su palette rotanti che girano come le pagine di un libro. Opera sua sono stati gli orologi progettati e realizzati per la stazione di Santa Maria Novella a Firenze, uno collocato nella biglietteria con quadrante rettangolare in ghisa e uno posto all’esterno con quadrante bifacciale con i minuti sotto le ore, e per il palazzo delle poste di Napoli a forma semicircolare con le ore indicate come numeri romani e i minuti in numeri arabi.

Un esempio di quest’ultimo modello, che riproduce l’orologio a scacchiera, si trova oggi lungo il percorso dell’orologeria monumentale (link a scheda percorso dell’orologeria monumentale) a Pesariis.

Gli orologi a puntine scriventi, una sorta di scatola nera che registra su carta paraffinata tutti i movimenti dei treni, sono stati l’ultima creazione di Remigio nella vecchia ditta. Dopo la scissione delle aziende nel 1939 i fratelli Remigio, Fermo, Ettore, Remo e il cugino Ugo hanno dato vita alla Solari R. & C. a Udine. La nuova realtà ha iniziato con la produzione dell’orologio di controllo, del calendario perpetuo completamente automatico e quindi è passata a produrre i teleindicatori per aeroporti e stazioni ferroviarie esportati in tutto il mondo.

Remigio ha lasciato questo mondo il 23 luglio 1957 nel suo piccolo appartamento interno alla fabbrica. Amici e colleghi lo ricordano sempre con la matita in mano ed un foglietto in tasca dove poter schizzare le sue idee. Rievocano con un sorriso la parsimonia nell’uso della carta da disegno: “Quando non avete più bisogno di ciò che avete disegnato da una parte del foglio voltatelo e disegnate dall’altra parte.”

Remigio non ha mai avuto né una bicicletta né un’automobile perché la sua vita è stata solo dedita al lavoro e qualche passeggiata.