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L’antico mulino di Sostasio

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Valentino, Italo e Mario tre generazioni che con passione da oltre un secolo tengono in costante movimento le macine del mulino.

Un tempo l’acqua intercettata direttamente dai rii o incanalata artificialmente all’interno dei centri abitati ha rappresentato la forza motrice necessaria alle varie lavorazioni artigianali. Gli “edificj a ruote” comprendevano i mulini, le segherie e i battiferro dove la ruota motrice idraulica era la principale fonte di energia per muovere ruote, magli e mantici che macinavano il grano, segavano il legname e forgiavano il ferro.
Gli opifici potevano disporre di una o due ruote con due distinti condotti di derivazione. Era abituale anche che all’interno dello stesso stabile ci fossero produzioni diversificate come ad esempio “maglio da ferro” e “pista da orzo” o che con il passare del tempo un vecchio opificio venisse rinnovato e riadattato per nuove lavorazioni.

In vallata oggi l’unica testimonianza di quest’arte antica è il mulino da grano che si trova vicino all’abitato di Sostasio.

Lo stabile, dopo aver ottenuto la concessione di utilizzo dell’acqua, è stato edificato e poi inaugurato il 24 marzo 1910 da Valentino Ciani bisnonno dell’attuale mugnaio.
L’opificio, a pianta quadrata con piccolo corpo aggiunto, è costituito da blocchi di pietra a vista e si sviluppa su due piani più seminterrato.
Il piano terra, a cui si accede da un ingresso posto sulla facciata principale, è destinato a locale per la macinazione mentre il primo piano, occupato dal fienile, ha un ingresso autonomo.

L’acqua che alimenta il mulino è quella del Rio Bianco che viene convogliata alle pale della turbina attraverso una canalizzazione artificiale costruita in cemento e provvista di paratoie per regolare il flusso dell’acqua. Per incrementare la portata d’acqua del rio, incostante e carente specialmente nel periodo invernale, sono state convogliate nella roggia le acque dei due ruscelli limitrofi. 
In origine gli ingranaggi e la ruota idraulica, verticale a cassette, erano in legno. Dopo la seconda guerra mondiale Italo Gonano, con le sue abili doti di fabbro e meccanico, ha completamente rinnovato il mulino costruendo gli ingranaggi in metallo e modificandolo fino all’assetto attuale. Appesa sulla facciata esterna dello stabile è ancora ben visibile la sua turbina in ferro su modello “Pelton” a un cucchiaio sostituita nel 1990 con una a doppio cucchiaio collocata al piano seminterrato dell’edificio. Queste trasformazioni, non devono essere intese come elemento di degrado dell’antico mulino ma come evoluzione dello stesso legata ai moderni concetti di produttività. 
Italo ha lavorato fino a novant’anni come mugnaio trasmettendo le sue conoscenze e la sua passione al figlio Mario che oggi continua a coltivare con dedizione un’arte che ormai sta scomparendo.  
E’ possibile vedere il mulino in funzione accompagnati da Mario e dalla sua esperienza in occasione di eventi o feste di vallata.

Ufficio turistico